Falena: Saturnia pyri

Una mattina ricevo una telefonata da una persona che conosco: vieni che ho trovato una grossa farfalla nel giardino!.

In realtà si trattava di una falena, davvero grande, la Saturnia pyri. Non avevo ancora avuto l’occasione di fotografarla, quindi mi ha fatto molto piacere passare con lei un po di tempo. Fortunatamente è stata collaborativa per diversi minuti prima di involarsi e sono riuscito a fare diversi scatti.

Un grazie di cuore per la segnalazione e per avermi dato l’opportunità di fotografare questo splendido esemplare.

Buona vita.

Antonio

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Sony alpha 7 II: Macrofotografia di Orchidee, Fiori e Geotritoni.

 

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In queste settimane mi sto dedicando alle macro, sia per provare la Sony alpha 7 II in un genere che pratico parecchio,  sia perché per una delle mie passioni macrofografiche, le orchidee spontanee, è iniziato il periodo più proficuo.

Per l’esecuzione di queste foto ho usato la Sony ed il Nikon 200 micro con adattatore Commlite: la combinazione non permette la regolazione dei diaframmi sulla macchina, ma direttamente dall’adattatore, inoltre anche l’AF è disabilitato. In pratica si riesce a far comunicare alla macchina l’esposizione con l’assenza della messa a fuoco.

Sinceramente la perdita di alcuni automatismi, in questo caso, non mi ha creato grosse difficoltà, anche perché nella macrofotografia si lavora quasi sempre in manuale sia a livello esposimetrico che di messa a fuoco.

Una funzione molto utile durante la fase di scatto è l’ingrandimento del punto di messa a fuoco, visualizzabile sul display o nel mirino, per una massima precisione della zona scelta. Questa opzione in modalità “live view” era presente anche nella macchine che ho posseduto in precedenza, ma la differenza qui è che posso usarla anche nel mirino ed a seconda delle condizioni di luce risulta molto comodo, spesso infatti i riflessi o la luce che cade sul display ne rende difficile la visualizzazione.

Sinceramente non ho molto da scrivere per la combinazione alpha 7 II e macro, in quanto dopo aver  memorizzato le funzioni dei tasti personalizzati e della rotellina posteriore il resto funziona come in un’altra macchina e devo dire che mi sono trovato subito a mio agio.

Un ultima nota però devo scriverla: le foto che seguono delle orchidee sono scattate con la macchina su cavalletto, mentre quelle del geotritone sono fatte a mano libera.  Non scatto praticamente mai le macro a mano libera, soprattutto con un ottica come il 200 poco adatta a questa tecnica, ma devo dire che grazie al minor peso della macchina sono riuscita gestire  il 200 senza treppiede; ovviamente questa tecnica non la userò  spesso (la messa a fuoco in macro richiede precisione), ma saper di poterla avere come opzione in situazioni difficili con soggetti che si muovono può tornare comodo. Certo,  l’ideale sarebbe avere una lente più leggera è stabilizzata, ma per questo dovrò aspettare ancora qualche mese per l’uscita di una nuova lente macro Sony stabilizzata, il 90 mm.

Vi lascio alle foto, sperando che siano di vostro gradimento.

Buona Vita.

Antonio

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Ophrys tenthredinifera

 

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Ophrys tenthredinifera

 

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Ophrys ortuabis

 

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Ophrys ortuabis

 

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Ophrys tenthredinifera

 

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Anemone coronaria

 

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Geotritone dell’iglesiente

 

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Geotritone dell’iglesiente

 

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Geotritone dell’iglesiente

 

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Geotritone dell’iglesiente

 

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Geotritone dell’iglesiente

 

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Geotritone dell’iglesiente

 

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Geotritone dell’iglesiente

 

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Ophrys eleonorae

 

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Barlia Robertiana

 

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Neotinea lactea

 

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Neotinea lactea

 

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Neotinea lactea

 

 

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Sony Alpha 7 II: prime impressioni

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Fin dagli inizi della mia passione fotografica ho sempre usato il sistema fotografico Nikon, in principio forse solo per pura casualità, ma poi è diventato un legame molto stretto con la casa nipponica, tanto che mi sembrava quasi impossibile pensare di usare altri sistemi, sia per il feeling che si è creato negli anni con l’utilizzo, sia per la qualità delle attrezzature che ho sempre riscontrato.
In questi ultimi mesi però è cambiato qualcosa: avere attrezzatura al top ed un sistema di lenti completo ha i suoi vantaggi ma anche diversi svantaggi, non ultimo il peso e l’ingombro.
Così ho iniziato ad interessarmi ai sistemi mirrorless ed in particolare la mia attenzione è caduta su Sony.
Quest’ultima, da diversi anni produttrice dei sensori per Nikon, è quella che mi ha convinto maggiormente, soprattutto per il fatto che produce macchine fotografiche mirrorless con sensore a pieno formato e per diversi tipi di utilizzo. Inoltre è una casa produttrice all’avanguardia che si innova sempre e non solo nel campo fotografico.
Nel mese di Novembre viene annunciato il primo upgrade della Sony Alpha 7, il modello Alpha 7 II (inizialmente i modelli erano Alpha 7, Alpha 7R e Alpha 7S).
Tra le novità annunciate spicca il sensore a pieno formato da 24 mpx stabilizzato ed una modifica al corpo macchina per una migliore disposizione dei comandi e dell’impugnatura.
Non mi voglio dilungare sulle caratteristiche tecniche della macchina, in quanto in rete si trova molto a riguardo e soprattutto perché vorrei scrivere le mie impressioni sul passaggio da utilizzatore di una reflex Dslr ad una mirrorless.
Credo sia più utile ad un appassionato di fotografia capire le differenze nell’utilizzo di due sistemi fotografici diversi, piuttosto che elencare una serie di dati e informazioni tecniche che possono risultare poco utili se non accompagnato da un utilizzo pratico.

Il Corpo

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Contrariamente a quanto si possa pensare non è così piccolo e scomodo, si guadagna più in larghezza rispetto alla lunghezza e all’altezza. Inoltre la macchina “cade” bene in mano, anche per chi come me non ha di certo mani piccole.
Il feeling che ho provato appena presa in mano è sicuramente quello di una macchina compatta ma robusta, questo sicuramente dato dal fatto che comunque si tratta di un corpo in lega di magnesio tropicalizzato.
Anche l’impugnatura a mio parere è ben fatta e simile alle reflex dslr.
La disposizione delle ghiere è quella classica dei sistemi professionali posizionate una anteriormente, con il pulsante di scatto e messa a fuoco, ed una posteriormente.
Trovo non troppo agevole il ruotare la ghiera posteriore non tanto per la posizione, quanto per il fatto che la ghiera non sporge abbastanza per un immediato contatto con il pollice della mano.

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Ovviamente rispetto a Nikon cambiano gli altri comandi esterni che nel caso specifico sono tutti nella parte destra superiore e posteriore.
Devo dire che nonostante lo scetticismo iniziale mi sono abituato quasi subito e, cosa non meno importante, per il mio modo di scattare ho tutto quello che mi serve a disposizione senza il bisogno di entrare nei menù della macchina in fase scatto.
Ritengo utilissimi i quattro tasti personalizzabili (C1, C2, C3, C4) per l’aggiunta di funzioni “pronte all’uso”, e la possibilità di personalizzare praticamente qualsiasi tasto della macchina.

Tra le funzioni attivabili dagli altri tasti a disposizione ricordo in particolare la regolazione iso, la modalità di messa a fuoco, tipo di scatto, bilanciamento del bianco, compensazione dell’esposizione.

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Il display è estraibile ed inclinabile, funzione che risulta comoda soprattutto per quando si scatta in posizione bassa o per evitare situazioni di luce diretta sullo schermo che ne impediscono la visione.

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Il menu

Le funzioni da menù sono davvero tante, ma per chi ha già lavorato con macchine professionali sicuramente non sarà una sorpresa.
All’interno del menu ci sono i vari sottomenu con diverse voci per il modo ripresa, per le impostazioni, per i collegamenti esterni tipo wifi, ecc.
La difficoltà a mio parere non sta tanto nella navigazione del menù ma nel capire le funzioni, per questo, come per ogni macchina, bisogna leggersi il manuale (scaricabile on line, in dotazione c’è solo un manuale di primo utilizzo).
La funzione alla quale ho dedicato più tempo è quella della messa a fuoco, sia perché sono 4 i modi, ma soprattutto perché sono ben 12 i tipi di area di selezionabili.
Questo penso che cambierà il mio modo di utilizzo ed uso dei tasti per la messa a fuoco.
Grazie alle funzioni personalizzabili dei tasti però sono in grado di regolare il tutto senza ogni volta entrare nel menu.
Un’altra funzione interessante ed importate è l’attivazione e disattivazione dello “steady shot” (movimento del sensore per compensare i movimenti e le vibrazioni causate in fase di scatto), utile quando si passa da fotografare a mano libera al cavalletto. Come si sa la riduzione delle vibrazioni va disattivata quando si utilizza il treppiede, sia sul corpo macchina che, se disponibile, sulla lente. Sicuramente a questo punto avrete capito che anche questa funzione l’ho inserita in un comando esterno ………. non amo entrare nei menù quando fotografo e preferisco avere tutto quello che mi serve “a portata di dito”.

Primo utilizzo

Come ho scritto all’inizio si tratta di una mirrorless, quindi di una macchina senza specchio, che ha bisogno di essere accesa per poter guardare nel mirino.
Il tempo di attesa dal momento dell’accensione all’operatività è davvero minimo e la macchina risponde prontamente a qualsiasi variazione imposta.
Al momento dell’accensione si attiva da subito il display in modalità live view, ma avvicinando l’occhio al mirino, il display si spegne e si attiva la visione a mirino.
Quello che mi ha impressionato ed entusiasmato di più è l’anteprima dell’esposizione non solo nel display ma anche nel mirino. E’ davvero molto utile e comoda, tanto che in fase di scatto mentre regoli diaframma e tempi quasi non guardi i valori, ma guardi il risultato direttamente sul display o nel mirino.
Le modalità di visualizzazione sono quattro  (sia nel mirino che nel display), la cui attivazione avviene tramite la rotellina di controllo posteriore, con la possibilità di intervenire sui vari parametri e regolazioni.
Le informazioni che si possono visualizzare e modificare sono davvero tante, dai parametri di scatto ai modi di messa a fuoco, dall’attivazione dello steady shoot, all’inclinazione della macchina.
Una funzione molto utile è la possibilità di passare dalla messa a fuoco automatica a quella manuale impostando la regolazione apposita chiamata DMF (fuoco manuale diretto): in pratica si mette a fuoco e poi basta ruotare la ghiera dell’obiettivo che si passa alla modalità manuale, con ingrandimento automatico del punto di messa a fuoco.
Questa possibilità di messa a fuoco è molto importante per chi, come me, è appassionato di macrofotografia, perché inquadri e metti a fuoco selettivamente senza toccare nessun comando e senza togliere lo sguardo dal mirino o dal display.
Le prime prove le sto effettuando con obiettivo Sony-Zeiss 16 35 f.4 e, grazie ad un adattatore, con due obiettivi Nikon, il 200 f.4 micro e l’80 400 G af-s vr .
Un avviso importante per chi proviene da Nikon ma utile anche per chi intende utilizzare obiettivi di altre marche non specifiche per Sony: nelle Sony Alpha 7 si possono montare davvero un sacco di obbiettivi come Nikon, Canon , Zeiss, ma anche gli stessi sony serie A che non sono nati per queste macchine. Tutto questo grazie agli adattatori presenti in commercio.
La nota dolente riguarda soprattutto i possessori di lenti Nikon: se è vero che si possono utilizzare è anche vero che al momento non esiste un adattatore che mantenga i contatti per la messa a fuoco.
Per questa prima review della Sony Alpha 7 II mi fermo qui e mi riservo di proseguire e completarla con maggiori prove fatte sul campo, prima di dare un giudizio personale definitivo.
A presto e come sempre buona Vita.
Antonio

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Un momento di pausa.

Gentilissimi visitatori,

avrete notato sicuramente che in quest’ultimo periodo sto postando di rado. Purtroppo posso dedicare poco tempo alla pubblicazione di fotografie, in  quanto dovrò tenere un corso di post produzione fotografica che mi impegnerà per tre settimane.

Abbiate pazienza e tornate a farmi visita presto, dalla fine del mese si riprende alla grande :-), con diverse novità in arrivo.

Buona Vita

Antonio

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Luci del tramonto su Torre Cannai

Torre Cannai - Isola di Sant'Antioco

Torre Cannai – Isola di Sant’Antioco

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Con lo sguardo verso il “Nido dei passeri”

Quando hai poco tempo,  le condizioni meteo sono incerte e non capisci come evolverà la situazione in modo da poter decidere il luogo da fotografare,  ti dirigi verso luoghi conosciuti e poco distanti.

Con un po’ di sorpresa, nonostante il vento prevalente in giornata fosse lo scirocco, il mare era da libeccio e questa scogliera con quel vento regala sempre un paesaggio mozzafiato.

Buona Vita.

Antonio

Scogliera Mangiabarche

Scogliera Mangiabarche

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La “Vacca” all’alba

Le prime luci dell’alba nell’isola di Sant’Antioco con lo sguardo diretto verso l’isolotto chiamato La Vacca, mentre  a destra si vede quello chiamato Toro.

Buona Vita.

Antonio

Isola della Vacca

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Disgelo ad Alta Quota- tour fotografico- seconda parte.

Finita la parte ufficiale del tour, il lunedì mattina ci rechiamo verso il passo dello Stelvio: avevo anticipato ad Andrea il desiderio di fotografare oltre ai paesaggi, anche qualche mammifero o uccello, dato che nel parco dello stelvio non mancano. Le aspettative sono state ripagate, sopratutto considerando il fatto che siamo rimasti li solo un giorno, e per chi fa questo tipo di fotografia sa bene che è un tempo abbastanza limitato per raggiungere certi obiettivi.

Mi sono divertito tantissimo a fotografare le marmotte, sono degli animali davvero simpatici e curiosi. E’ stato bello anche vedere gli stambecchi muoversi in alto sulle montagne, in punti per noi praticamente inarrivabili o comunque pericolosi, mentre loro si muovono con straordinaria facilità.

Il giorno successivo siamo ritornati sul Gadia  e devo dire che la giornata è stata altrettanto proficua: la mattina siamo riusciti a fotografare, anche se per poco tempo, due esemplari giovani di stambecco; mentre la sera, nonostante la pioggia che ci ha messo alla prova tecnicamente in quanto l’attrezzatura ed in particolari modo i filtri si bagnavano in continuazione, abbiamo assistito ad un tramonto con delle luci ed una atmosfera incredibile.

Dopo queste bellissime giornate ci siamo concessi un giorno di riposo e svago a Livigno….se passate da quelle parti fate il pieno di benzina o gasolio hanno dei prezzi, grazie alla zona franca, che nel resto del paese non si ricordano da tempi memorabili.

Anche il “mio” tour ormai sta per finire, manca un giorno alla partenza ed il tempo è passato talmente in fretta, che solo riguardando gli scatti su portatile mi rendo conto del tempo trascorso, ma sopratutto delle località visitate e fotografate.

Le ultime foto sono degli scatti fatti all’alba in una location come al solito bellissima e coinvolgente.

Spero che le foto postate  possano, almeno in parte, far rivivere le emozioni provate dal sottoscritto in quei momenti.

Buona Vita.

Antonio

PS: grazie di cuore ad Andrea ed a tutti i partecipanti per le giornate trascorse assieme.

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Intermezzo “Giglio marino” (Pancratium maritimum)

Prima di inserire le foto della seconda parte del tour fotografico descritto in precedenza, posto alcuni scatti fatti durante una breve uscita  dedicata ai Gigli marini, prima che sfioriscano data la stagione inoltrata.

Buona vita.

Antonio

 

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Giglio marino – Pancratium maritimum-

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Giglio marino – Pancratium maritimum –

 

 

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Giglio marino – Pancratium maritimum –

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Disgelo ad Alta Quota – tour fotografico – prima parte.

Andare in montagna nel periodo estivo quando la neve si è ormai sciolta, con la possibilità di visitare praticamente qualsiasi posto, è sempre stato un mio desiderio.

Quest’anno non mi sono lasciato sfuggire l’occasione, grazie al tour fotografico organizzato da un membro del team Dreamerlandscapes, Andrea Pozzi, il quale si è mostrato subito all’altezza della situazione, grazie alla sua professionalità e alla conoscenza profonda dei luoghi nei quali vive e risiede.

I posti che abbiamo visitato è fotografato sono il Passo del Gavia e dello Stelvio; in realtà il tutto doveva svolgersi solo nel primo, ma io ho proseguito la permanenza rispetto al previsto, avendo così l’opportunità di ampliare le zone da visitare.

Il venerdì sera ci siamo incontrati Bormio, dove oltre a fare conoscenza con i partecipanti e l’organizzatore, abbiamo discusso di fotografia e programmato quanto avremo fatto nei giorni seguenti.

Il tour vero e proprio è iniziato il sabato mattina: colazione alle 4 e partenza verso il monte Gadia, che abbiamo raggiunto dopo mezzora di macchina e una dura salita in quota ai piedi del monte.

Purtroppo c’è stato subito un imprevisto ad uno dei partecipanti, Christian, che durante il posizionamento del cavalletto nel torrente è scivolato con l’attrezzatura in acqua danneggiando irrimediabilmente la fotocamera. Fortunatamente, si fa per dire, Andrea ha prestato la sua fotocamera per dar modo a Christian poter scattare durante tutto il tour.

Finito di eseguire gli scatti con le prime luci dell’alba, abbiamo proseguito la con una passeggiata in quota, concedendoci qualche altro scatto e nel frattempo si discuteva di fotografia e tecniche varie.

La sera purtroppo le condizioni meteorologiche non ci hanno concesso molto, ma abbaino comunque passato una bella serata terminata con una cena di gruppo, momento conviviale che si ripeterà anche nei giorni successivi anche a pranzo, degustando le specialità culinarie del posto come i Pizzoccheri, Schatt, Canederli in brodo ecc.

La mattina seguente abbiamo visitato la stessa zona ma dal lato opposto fotografando il Corno dei Tre Signori e Cima Gaviola. Finito di sfrutta le luci dell’alba ci siamo dedicati a fotografare un po di flora e con mia grande sorpresa ho trovato anche un’orchidea.

Termino qui la prima parte in quanto è la fine ufficiale del tour fotografico, il seguito lo documenterò nel prossimo post.

Buona Vita

Antonio

 

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