Tecniche Fotografiche e Post Produzione: una riflessione

L’uso combinato delle tecniche sul campo e della post produzione digitale, è diventato ormai pane quotidiano per qualsiasi fotografo o fotoamatore evoluto che voglia trarre il massimo dai propri scatti fotografici.

L’utilizzo del computer e di programmi specifici per l’elaborazione dei files è diventato un obbligo per tutti quelli che hanno a che fare con il mondo della fotografia digitale, dato che ormai l’analogico è quasi completamente sparito. Chi usa la reflex e scatta nel formato RAW, non solo deve scaricare i files nel computer per poterli stampare o pubblicarli via web, ma deve anche sviluppare quello che viene definito il negativo digitale, un po’ come avveniva prima per chi sviluppava da se le pellicole. Questo processo per alcuni è stato traumatico perché non erano abituati a sviluppare da sé i propri scatti o perché poco avvezzi all’uso del pc, mentre ad altri ha aperto un nuovo mondo dal quale sono stati completamente affascinati.

Questo articolo vuole essere una breve riflessione su quanto si può fare sul campo e quanto in post produzione. Purtroppo sempre più spesso si assiste ad un miglioramento degli scatti solo attraverso Photoshop con esaltazione e spesso esasperazione di contrasto, saturazione, luminosità, e tecniche varie per l’esaltazione del dettaglio, senza pensare al fatto che si potrebbero evitare ore davanti al pc e risultati migliori avendo cura della foto in fase di scatto.

La mia idea è che una foto nasce ancora prima di essere stata scattata, ovvero già dal momento in cui ci organizziamo per l’uscita fotografica, e finisce nel momento in cui viene stampata o pubblicata nel web. Quindi, per me, è importante sia la fase esecutiva della foto, sia la fase di elaborazione attraverso programmi di fotoritocco, per valorizzare al meglio lo scatto; il risultato finale è una libera interpretazione e visione del mondo reale.

Il punto fondamentale è che per ottenere buone fotografie bisogna avere sia le conoscenze tecniche sul campo sia quelle della post produzione, il tutto naturalmente legato alla percezione del mondo che ci circonda e che vogliamo rappresentare attraverso il nostro occhio fotografico.

Pensare nel momento in cui viene eseguita la foto e a quello che sarà il risultato finale o meglio, come spesso viene riportato nei libri, previsualizzare il risultato finale. Spesso questo vuol dire combinare le tecniche sul campo con quelle in post produzione; per questo ritengo che sia di fondamentale importanza conoscerle ambedue e praticarle il più possibile per ottenere buoni risultati.

Per sintetizzare il tutto riporto di seguito tre foto dello stesso soggetto, le prime due realizzate sul campo e la terza in post produzione.

La prima foto, un orchidea, è stata realizzata in modo abbastanza classico con macchina su cavalletto, scatto remoto e un piccolo ombrello bianco per attenuare e diffondere la luce del sole.

Ophrys chestermanii

Una cosa alla quale si sta’sempre attenti, soprattutto in macro, è lo sfondo; da qui ho realizzato che potevo sperimentare qualcosa di diverso mentre posizionavo l’ombrellino: spostandolo intorno al soggetto per “ripararlo” dalla luce ho notato che potevo ottenere uno sfondo bianco con effetto tipo high key semplicemente mettendolo alla spalle del soggetto. La stessa cosa, si potrebbe ottenere in post produzione con varie selezione e cambiamenti di colore, ma ne vale davvero la pena quando la cosa si può fare in un minuto sul campo?. Inoltre l’effetto non sarebbe stato lo stesso perché, oltre ad ottenere lo sfondo bianco , c’è stata una diffusione della luce proveniente dallo sfondo che difficilmente si potrebbe ottenere nel fotoritocco.

 

Nella terza foto ho elaborato lo scatto precedente con sfondo bianco per ottenere una versione con sfondo nero: in Photoshop ho convertito da RGB a Lab, inverito il canale L e mascherato il livello con lo stesso canale L aggiustato con una curva (andrebbe rifinata meglio). Tralascio la trattazione tecnica dell’elaborazione perché l’argomento è abbastanza vasto, magari potrei affrontarlo in altri post.

Ophrys chestermanii

Come abbiamo visto ho ottenuto tre versioni della stessa foto, ciascuna con una procedura diversa e relativamente semplice, combinando tecniche di ripresa sul campo con altre di post produzione; il tutto però è stato fatto prendendo coscienza del risultato finale prima che la foto fosse eseguita.

Lasciate un commento su cosa pensate a riguardo  e su quelle che sono le vostre esperienze  in merito.

Buona vita.

Antonio

PS: a breve il post con tutti gli scatti della giornata (Domenica 23 Aprile) nella quale ho realizzato le foto di questo articolo.

 

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